Le fratture del trauma


 

Il trauma è personale. Anche se viene negato, esso non scompare. Quando è ignorato o negato, le grida silenziose continuano interiormente e vengono sentite solo da chi ne è prigioniero. Quando qualcuno entra in quel dolore e sente le urla, la guarigione può iniziare.
Danielle Bernock

 

Ho iniziato ad occuparmi di aspetti legati al trauma nella mia formazione post-lauream. Quando sono diventata esperta in criminologia mi sono infatti focalizzata sugli aspetti traumatici legati al lavoro degli operatori delle forze dell’ordine. Da quel primo focus sull’argomento mi sono appassionata ai temi legati al trauma psicologico e prima con la scrittura, poi con gli studi sul terrorismo, poi con l’abilitazione alla psicoterapia; lavorare sul trauma è diventato per me sempre più necessario.

Più mi occupo di formazione e di psicologia più mi rendo conto di quanto le normali reazioni ad esperienze traumatiche siano ancora sconsociute a molti. Ho deciso quindi di scrivere un brevissimo pezzo nel tentativo di portare a più persone una micro-conoscenza di quello che potrebbe accadere in seguito a un evento di questo tipo (ricevere un’orribile notizia, sopravvivere a un incidente, vivere eventi catastrofici quali terremoti, alluvioni o maxi-emergenze…).

 

Quali sono le principali reazioni agli eventi traumatici?

Gli esperti e la letteratura internazionale suddividono le reazioni possibili in 4 categorie:

  • Reazioni emotive
  • Reazioni cognitive
  • Reazioni fisiche
  • Reazioni inter-personali

Dal punto di vista emotivo la gamma di emozioni possibili è molto variegata: possiamo elencare disperazione, senso di colpa, rabbia e irritabilità, apatia, tristezza, ottundimento emotivo  (difficoltà a provare emozioni). Gli aspetti cognitivi più spesso riscontrabili sono: difficoltà di concentrazione, confusione, incredulità, pensieri intrusivi (che intervengono senza che siano evocati), dispercezione temporale (i minuti che sembrano ore…).

Il corpo, che come tutti sappiamo è in continua comunicazione con la mente, reagisce con inappetenza, disturbi grastro intestinali, disturbi del sonno, forti cefalee, deficit della risposta immunitaria, aumento della soglia di attivazione fisiologica, senso di affaticamento… In seguito a un’esperienza traumatica, spesso le persone cambiano nei loro rapporti interpersonali: chi era estroverso inizia a isolarsi, aumentano i conflitti relazionali e possono insorgere problematiche scolastiche o lavorative.

 

 

Si può superare il trauma?

Conoscere quelle che possono essere le principali reazioni è il primo passo per “concedersele”.  Concedersi queste reazioni significa permettere al nostro sistema psico-fisico di avere il suo decorso naturale e quindi di reagire in maniera “naturale” in una fase e in un momento altamente innaturali. Questo è sufficiente a non sviluppare una sindrome post-traumatica? Purtroppo no, l’insorgere o meno di un disturbo post-traumatico dipende molto dall’entità dell’evento e dalle caratteristiche personali.

Il trauma però può essere superato e con esso si può superare la fastidiosa e invalidante sintomatologia post-traumatica.

La terapia breve strategica® elaborata da Paul Watzlawick ed evoluta dal Prof. Giorgio Nardone, modello di psicoterapia che ho scelto di usare nella mia pratica clinica, utilizza come metodo elettivo  per il superamento di eventi traumatici uno strumento di grande potenzialità: la scrittura.

Questo strumento è ovviamente supportato e integrato in un percorso terapeutico costituito da molti altri ingredienti.

Il modello prevede l’uso di una particolare forma di scritttura, prescritta al paziente in un determinato modo e tempo che lo conduce, a piccoli passi, a poter fare ciò che non si sarebbe mai concesso: rivivere quel momento.

Il “rivedere” quegli attimi come osservatore esterno e come se si fosse regista di un film che può scegliere con i suoi tempi quale scena inquadrare, permette di riattraversare l’evento traumatico, uscirne e soprattutto ricollocarlo nel passato, evitando così di non poter vivere il proprio presente totalmente invaso da flashback, ricordi ed evitamenti cuciti addosso alla persona.

Quando si vive un’esperienza traumatica esiste sempre un prima e un dopo, ma tocca a noi decidere quel dopo.

 

Dott.ssa Cristina Di Loreto

Psicologa Psicoterapeuta Breve Strategica


Per spunti e approfondimenti:

. F. Cagnoni, R. Milanese.  (2009). Cambiare il passato. Superare le esperienze traumatiche con la scrittura. Milano: Ponte alle grazie.

. W. J. Pennebaker. (2004) . Scrivi cosa ti dice il cuore. Autoriflessione e crescita personale con la scrittura di sé. Trento: Erikson.

. Taylor, A. J. (1999). Towards the classification of disasters and victims. Traumatology, 5 (2), 12-25.

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